• Pasquale Russo

Transizione Digitale e non TRANSUMANA


Siamo sicuri che la obbligatoria transizione digitale con la conseguente trasformazione digital della società umana sia poi a favore del genere umano. Conosco la tecnologia da sempre, navigo l’Internet dal 1988, ho promosso in ogni modo lo sviluppo delle tecnologie di rete auspicando una società in cui la parità di accesso all’informazione e l’empowerment individuale portasse ad una più equa distribuzione della ricchezza e a un miglioramento della qualità della vita delle persone. Purtroppo, come mostra un’analisi di Credit Suisse, dal 2000 al 2020 la disuguaglianza in Italia è andata accentuandosi. A fronte di un complessivo impoverimento del Paese, infatti, il 10% più ricco ha aumentato il suo patrimonio complessivo del 7,6%, contro una riduzione del 36,6% per il 50% più povero. Ed un fattore determinante è stato l’utilizzo delle tecnologie per l’incremento della produttività, per realizzare la delocalizzazione del lavoro in aree più povere, per sostituire le persone nei processi meno complessi. A causa della pandemia in un anno le persone hanno fatto un salto tecnologico che probabilmente avrebbe comportato anni. Da poco più di 6 milioni di SPID si è saliti ad oltre 20 milioni in meno di dieci mesi, ma escluso il comparto pubblico e, nonostante l’enorme iniezione di liquidità nell’economia, l’ISTAT ci informa che il 50% delle aziende è a rischio fallimento. Cioè la nostra società quella che è ancora sotto pandemia è una società fallita, dobbiamo prenderne atto. A ciò si aggiunge che se la Legge di Moore vale anche per l’intelligenza artificiale e per gli algoritmi, entro dieci anni la quasi totalità dei lavori attuali sarà sostituita da algoritmi e quindi molti degli attuali lavoratori non saranno più necessari. La transizione digitale se non è accompagnata da una grande riconversione culturale delle persone, provocherà soltanto una nuova grande depressione. L’Italia è messa malissimo in questo, siamo tra i paesi che non hanno un sistema formativo adeguato a riprofessionalizzare gli adulti, anzi le piccole e medie aziende sono tartassate e senza capacità, capitali o voglia di andare avanti. Oggi Tutte le analisi che ci vengono offerte sono state fatte considerando che il mondo del lavoro fra un anno, quando si spera che la pandemia sarà calmierata, tornerà quello che era. Ma le elites sanno che non sarà così, ma non lo dicono. Quanti negozi di abbigliamento non saranno necessari? Quante agenzie di viaggio non saranno necessarie? Quanti professionisti non saranno necessari, quanti operai, impiegati ecc. ecc. non saranno necessari? Anche il lavoro operaio della grande fabbrica del Mondo, la Cina, sarà sostituito da produzioni nazionali automatizzate, senza operai o con pochi tecnici. Immaginate un’evoluzione straordinaria dell’additive manifacturing e potrete avere una visione di del futuro, di quello che avverrà. In Italia il 20% più ricco della popolazione detiene il 70% di tutto il patrimonio nazionale, che ammonta nel complesso, considerando la ricchezza dei privati, a 9.297 miliardi di euro. I tre miliardari più ricchi della Penisola, nell’ordine Giovanni Ferrero, Leonardo Del Vecchio e Stefano Pessina, hanno da soli più soldi del 10% più povero degli italiani, ovvero circa 6 milioni di persone: ognuno di loro vale come due milioni di persone. Lo rivela il rapporto Oxfam Time to care di inizio 2020. In Italia l’80% della popolazione meno ricca detiene il 20,2% della ricchezza privata nazionale tantissime persone, soprattutto donne, non hanno una vita dignitosa. Vivere una vita dignitosa dovrebbe essere un diritto inalienabile, basato sul valore intrinseco della persona umana. Ma oggi a causa di un contratto sociale rotto, un modo di pensare e fare opportunistico, un insieme fallito di élite e istituzioni, la dignità del vivere diventa una conquista quasi impossibile per tantissimi in Italia e per miliardi di persone nel Mondo. Persone che si percepiscono senza valore, ciarpame di questa società, inutili a se stessi e al mondo. E, una transizione digitale, non accompagnata da un processo formativo e culturale di massa, provocherà una crescita di queste persone che saranno espulse sia per sostituzione da algoritmi che per inadeguatezza. Solo pensare che il più grande aumento di produttività potrebbe innescare la più grande disuguaglianza fa perdere fiducia nella scienza e nella tecnologia che invece aiuterebbero a portare le persone fuori dall’ignoranza e dalla povertà. Chi vuole questo Mondo? E cosa andrebbe fatto per evitarlo? Arte e artigianato, bellezza e qualità e servizi di base gratuiti per tutti (acqua, energia elettrica, istruzione e sanità) solo in questo modo si rende possibile un nuovo mondo dove le disuguaglianze si attenueranno. Se il PIL del mondo pari a circa 85 milioni di milioni di dollari venisse diviso per i 7 miliardi di persone, ogni essere umano avrebbe 12.000 dollari di reddito, cioè non esisterebbero i poveri. Meditiamo tutti, meditiamo.

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