• Pasquale Russo

Il non Primo Maggio

Questo Primo Maggio mi appare come la Festa dei non Lavoratori, quelli disoccupati da sempre, quelli dell’emergenza sanitaria e quelli che sono chiusi in casa a non produrre nulla.

La Festa dei Lavoratori arriva con l’annuncio dell’ILO (International Labour Organisation - ONU) di 1,6 miliardi di nuovi disoccupati causa coronavirus e negli Stati Uniti, dove la festa è nata come memoria di una rivolta, i disoccupati hanno raggiunto i 30 milioni.

La Festa dei Lavoratori quest’anno 2020, deve essere di monito perché con una caduta del PIL del 10% e con la distruzione di intere filiere di attività la rivolta nelle fabbriche del Nord Italia prima seguita dalla rivolta sociale nel Sud Italia potrà ridisegnare la struttura politica del paese.

Questo Primo Maggio mi appare come la Festa dei non Lavoratori, quelli disoccupati da sempre, quelli dell’emergenza sanitaria e quelli che sono chiusi in casa a non produrre nulla.

Nel Sud Italia il 54% dei giovani dai 18 ai 24 anni non ha mai lavorato oppure non ha mai avuto una busta paga, perché ha lavorato in nero e questa estate probabilmente con spiagge semiaperte e turisti timorosi, non potranno neanche incassare qualche centinaio di euro in tasca a fine estate.

Il Lavoro è il cuore del problema se non vogliamo diventare una nazione che va a mangiare alla Caritas e le politiche liberiste degli scorsi 20 anni non sono serviti a nulla!

L’Art. 1 della Costituzione recita:

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

L’Italia è quindi fondata sul lavoro non sul danaro, non sulla finanza e non sul capitale.

Inoltre, secondo una proiezione del Fondo per la prevenzione del sovraindebitamento e usura di Adiconsum, negli ultimi vent’anni il debito medio delle famiglie italiane è raddoppiato e, a seguito del blocco delle attività produttive dovuto all’emergenza coronavirus ci aspetta un ulteriore incremento.

Secondo CGIA di Mestre:

Negli ultimi 20 anni la ricchezza del nostro Paese (Pil) è cresciuta mediamente dello 0,2 per cento ogni anno. Un dato molto preoccupante che è riconducibile, in particolar modo, agli effetti negativi provocati dalla grande crisi iniziata nel 2008.

Nonostante sia trascorso oltre un decennio, assieme alla Grecia l’Italia è l’unico Paese dell’area dell’euro a non aver ancora recuperato la situazione ante-crisi (2007). Rispetto a 12 anni fa, infatti, deve “riconquistare” ancora 4,2 punti percentuali di Pil, ma anche 19,2 punti di investimenti, 5,9 punti di reddito disponibile delle famiglie e 1,4 punti percentuali di consumi delle famiglie.

Queste difficoltà, purtroppo, continuano a perdurare, nonostante la platea degli addetti sia aumentata: sempre in questa ultima dozzina di anni, infatti, gli occupati sono cresciuti dell’1,6 per cento (abbiamo superato la soglia di 23 milioni di lavoratori). E nonostante questo aspetto positivo, il monte orario e il livello medio delle retribuzioni sono diminuite, a causa di un deciso incremento della precarietà, mentre la disoccupazione è aumentata dell’81 per cento (il tasso medio annuo era al 6 e ora si aggira attorno al 10 per cento). Con meno soldi a disposizione, dobbiamo ancora recuperare 5,9 punti di reddito disponibile delle famiglie e 1,4 punti di consumi.: rispetto al 2007 sono salite del 17,5 per cento, interessando, principalmente, le regioni del Centronord.

Inoltre i contratti che a fine marzo sono in attesa di rinnovo ammontano a 51 e interessano circa 9,9 milioni di dipendenti - l'80,4% del totale - con un monte retributivo pari al 79,9%.

E’ necessario dare una riposta alle istanze che si svilupperanno e difendere il lavoro, altrimenti lo sciopero generale che portò a ottenere le otto ore lavorative negli USA e che è ricordato il Primo Maggio, si ripeterà tutti i giorni e l’Italia non se lo può permettere.



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© 2020 by Pasquale Russo

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