• Pasquale Russo

Coronavirus, stiamo entrando nell'età delle catastrofi?

«Il mondo è tutto ciò che accade». La prima proposizione del Tractatus (1922) di Wittgenstein ricorda, con geometrica laconicità, che viviamo in un mondo di eventi. Le. catastrofi sono tali soltanto in una prospettiva antropocentrica. Da questa prospettiva posso ricordare che gli ultimi 20 anni sono stati particolarmente densi di crisi e catastrofi. quali gli attentati dell’11 Settembre 2001, la SARS, lo tsunami di Sumatra e l’uragano Kartrina e poi la crisi dei Subprime, il terremoto di Haiti e la siccità del 2011 che ha ucciso 10 milioni di persone in Africa. E ancora il sisma in Giappone con il disastro di Fukushima, poi la MERS, i mega incendi in Amazzonia e in Australia infine la Brexit e, come se fosse il colpo finale dei fuochi di artificio, la pandemia legata al Covid-19

Credo che stiamo entrando nell’età delle catastrofi o forse così sarà ricordato questo periodo futuro nei libri di storia dei nostri pronipoti, i quali si chiederanno se la nostra generazione ha fatto qualcosa per prevederle e per mitigarne gli effetti avendone le conoscenze e gli strumenti.

Da studente sono stato un curioso della teoria delle catastrofi (della matematica di Vladimir Igorevic Arnold che vinse la medaglia Fields) da cui si generò la teoria del caos e quella dei sistemi dissipativi, fino alla epistemologia della complessità che nacque quasi in contemporanea con le teorie chimiche sull’irreversibilità di Ilya Prigogine e fisiche sui quark di Murray Gell-Mann ed con Edgar Nahoum (Morin) che ne fece la sistematizzazione in sede filosofica.

Per prendere un riferimento colloquiale comune, una catastrofe nota a tutti gli uomini è quella relativa all’estinzione dei dinosauri avvenuta 66 milioni di anni fa. Essa fu causata ad un asteroide e ci mostra bene la differenza tra crisi e catastrofe, cioè l’accadere di un evento che porta il sistema in uno stato finale irreversibile, come una biforcazione che porta ad una trasformazione rapida e permanente.

Per fortuna o meglio per scienza allo stato delle conoscenze attuali la catastrofe è un evento prevedibile, infatti poche settimane fa un team di ricercatori del MIT di Boston ha lavorato allo sviluppo di un algoritmo capace di cogliere i segnali premonitori di fenomeni estremi e sembra essere giunto a risultati sorprendenti.

Lo strumento matematico sviluppato dai ricercatori americani infatti mostra un’affidabilità che, in base alla complessità del fenomeno che si cerca di prevedere, oscilla tra il 75% e il 99%.

Quindi la catastrofe è prevedibile, banalmente si potrebbe affermare che dopo due crisi da Coronavirus. quali SARS e MERS. forse era prevedibile una catastrofe quale quella del Covid-19. E forse ci si poteva preparare per mitigarne gli effetti.

Invece probabilmente ci sono stati più studi sulle possibili meteoriti che avrebbero potuto distruggere la razza umana come i dinosauri, che su una pandemia da coronavirus.

Eppure Edward Lorenz ci aveva ben spiegato il famoso “effetto farfalla”, e il Covid-19 cosa è se non questo, un piccolo virus entrato nella vita dell’Uomo in un piccolo mercato del pesce cinese che sconvolge l’intero globo, costringendo al momento quasi un miliardo e mezzo di donne e uomini chiusi in casa, bloccando le società, distruggendo i sistemi economici.

Una catastrofe lo ripeto è prevedibile, le crisi climatiche all’inizio elencate ad esempio sono gli scricchiolii che ci avvertono che il sistema climatico globale può crollare da un momento all’altro.

La società umana, lo sappiamo, il mondo è un sistema iperconnesso e maggiore è la quantità e la varietà delle relazioni fra gli elementi di questo sistema, maggiore sarà la sua complessità e si esprimerà in misura sempre maggiore attraverso comportamenti non lineari essendo formato da sotto-mondi di relazioni che non conosciamo completamente né conosciamo come interagiscano con gli altri sottomondi.

Così questo Pianeta è destinato a vivere catastrofi e gli uomini dovranno necessariamente trovare soluzioni per mitigarne gli effetti.

Altrimenti possiamo riprendere l’incipit cioè che le catastrofi sono tali solo da una prospettiva antropocentrica.

La catastrofe della pandemia del virus Covid 19 è infatti una respiro per la Terra, i nuovi dati ottenuti dal satellite Copernicus Sentinel-5P dell’Agenzia spaziale europea mostrano una diminuzione dell’inquinamento, in modo specifico delle emissioni di diossido di azoto, su tutta l’Italia, ma ciò accade anche su tutte le altre parti del Mondo che hanno applicato il lockdown, cioè la chiusura di tutte le attività umane.

Ed a maggior ragione anche la catastrofe di Chernobyl ci insegna qualcosa in questo senso sulla natura e sulla resilienza degli animali che ora ripopolano quell’aria in una varietà mai osservata prima. La regione di Chernobyl ci aiuta capire da una prospettiva diversa il potenziale danno che, in quanto uomini, siamo in grado di provocare sul Pianeta e allo stesso tempo lo scarso impatto che possiamo avere nel corso della sua vita lunga miliardi di anni.

L’età in cui stiamo entrando può essere quella delle catastrofi evitate se impariamo a leggerne i segnali premonitori e a correggere la strada prima di prendere la biforcazione che ci porta in un altrove dove non ci saremo più.

*Direttore Generale Link Campus University

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